Per la prima volta a causa di un improvvisa emergenza mia madre fu costretta a servirsi di me
per portare il frugale pranzo avvolto in un tovagliolo e accuratamente preparato destinato a mio
padre.Con le dovute raccomandazioni mi ha indicato dove lavorava, avevo appena sei anni e non lontano raggiunsi emozionato il grande stabilimento che si ergeva minaccioso tra un intenso fumo
un assordante rumore e un pungente e acre odore penetrante, giunto davanti al grande cancello
si avvicinò un energumeno che mi disse di allontanarmi, ma io risposi deciso che dovevo consegnare il pacco a mio padre,allora pretese di portarglielo lui, ma mia madre mi aveva raccomandato di consegnarlo personalmente; al mio rifiuto decise di chiamarlo con un grosso
altoparlante.L'attesa snervante e l'emozione di incontrare mio padre fuori dell'ambiente domestico fu improvvisamente interrotta dall'avvicinarsi di un uomo più piccolo dell'altro
ma con lo stesso atteggiamento sbrigativo e nervoso che allungò le mani per prendere il fagotto
del pranzo io con uno scatto rabbioso l'ho respinto, allora lui mi ha apostrofato stupido! Sono
papà tuo!... Rimasi di sasso a lungo per un interminabile lasso di tempo, aveva il volto completamente nero fumo con la testa avvolta da un sacco e una tuta color fango che lasciava intravedere il colore originale blù, e ai piedi due grossi zoccoli di legno, mi fece una carezza
con le mani ruvide e callose da sembrare una punizione e mi salutò con una smorfia che voleva
intenzionalmente essere un sorriso.Tornai a casa sconvolto, raccontando tutto a mia madre,
Da quel momento si scatenò il desiderio di tempestare di domande chiunque era in grado di descrivere la natura del lavoro che si svolgeva in quella che inizialmente era nota sotto il nome di società Anglo-Romana per la produzione del gas e dei suoi pestiferi derivati del
carbon fossile.
martedì 20 febbraio 2007
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