sabato 26 maggio 2007

NEMESI

I fatti,gli episodi, gli eventi,storie,incontri,tutto quello cui direttamente o indirettamente sono stato coinvolto, hanno il suggello della negatività con la
cadenza sistematica nelle fasi che accompagnano il corso dell'esistenza.
Il carattere non mi ha certo aiutato, ma esso è fortemente condizionato
dall'ambiente, quello che che vede, quello che sente e soprattutto dal giudizio e
pregiudizio.
Mi sono sempre chiesto perchè mai ogni volta che rivisito la mia infanzia vivo con grande disagio un episodio giudicato universalmente insignificante, per me rappresenta una specie di condanna senza appello.
Ero in braccio a mia madre con il volto rivolto verso la sua schiena, a poca distanza
una vecchietta vestita di scuro con passo svelto ci seguiva, appena il mio sguardo
si è soffermato su di lei, mi ha fissato con uno sguardo cattivo e una smorfia
di antipatia che ha scatenato un pianto dirotto al quale mia madre non seppe mai la causa di tale reazione. Eppure nell'infanzia di qualunque condizione ci sono molteplici episodi carichi di simpatia affetto e giocose opportunità da ricordare con nostalgìa, possibile che io ne sia stato escluso?
Ero l' ultimo arrivato della famiglia di ben otto figli, mia madre non perdeva mai
occasione di raccontare le sue vicissitudini, ricordando la sua determinazione
di abbortire durante la gravidanza che mi riguardava, ed io anche se non ero ancora in grado di valutare le difficoltà e la sua malcelate angustie non sopportavo l'idea di esserne la causa e ancor più un abborto indesiderato.
Quando poi al tanto tormentato parto si aggiunse l'assenza del latte dai seni di mia madre e seppi che mi sballottavano da una mammella ad un altra di tutto il vicinato, mi sentii un figlio di tutti e di nessuno.
Poi cominciai a chiedermi perchè mio padre continuava a pretendere di mettere
al mondo nidiate di figli con quelle drammatiche prospettive, era tutt'altro che
un timorato di Dio, arrivava la sera tardi stanco e sporco di carbone, mugugnava
quello che presumibilmente era un saluto e si metteva a riparare le nostre scarpe
con lena e pazienza regalandoci di tanto in tanto un sorriso a noi che l'osservavamo ammirati.
Nel crescere mi resi conto che essere il più piccolo e per giunta ben vent'anni di differenza dal primogenito, comportò un vantaggio perchè l'apporto dei fratelli
e delle sorelle al modesto salario di papà,mi consentiva di frequentare le scuole superiori in Istituti di livello superiori come allora lo era il "Pio IX" (Aventino).
Questo è il periodo che in qualche modo compensava la negatività precedente
della mia adolescenza.
L'avvento della grande guerra sconvolse la vita di tutti e quindi la mia, gli studi
interrotti,la paura dei bombardamenti,l'inedia incipiente per la scarsità dei viveri e la necessità di procurarsi lo stretto necessario ogni giorno, l'incertezza sull'esito della guerra e la successiva triste realtà della sconfitta cui avrebbe fatto seguito un lunghissimo periodo di difficoltà e di privazioni che la mia giovanissima età non era in grado di sopportare, la vista di cadaveri lungo le strade, i prigionieri vinti,feriti e umiliati e vituperati dalla gente alla loro lenta marcia verso i campi di concentramento, la minaccia dei rastrellamenti che
costringevano i giovani superstiti ad imboscarsi sui i terrazzi delle abitazioni.cantini,abbaìni per non essere catturati, la disperazione delle madri alla notizia che un loro congiunto era morto al fronte,l'interminabile attesa di
uscire dall'incubo della guerra ormai in casa dopo l'armistizio rese vane tutte
le nostre speranze.
La negatività riprese il sopravvento, la ripresa lenta e stentata del dopoguerra
non permetteva nè una ripresa proficua degli studi interrotti nè poteva offrire occasioni di lavoro per chi giovane ed inesperto come me aspirava. L'odissea duro lunghi anni di precariato tra un corso accelerato di ragioneria e di lingua inglese e rappresentanza di case editrici a domicilio,rimaneva aperta l'opportunità di aprire il cosiddetto buco per artigiani ma i costi dell'affitto e del tirocinio costringevano i pochi intraprendenti a chiudere.
Anche per me venne il momento di tentare l'avventura,l'occasione si presentò
con l'apertura di una tintoria e lavaggio a secco che mio fratello Romolo che lavorava alla Romana Gas aprì insieme alla fidanzata per arrotondare il magro stipendio.Dapprima dedicavo mezza giornata a questa inedita attività perchè frequentavo l'Istituto di lingua Inglese Berlitz (piazza Venezia)poi l'aumento del lavoro in tintoria mi indusse a dedicare l'intera giornata alla sua gestione, perchè
comportava una buona paghetta ed un lavoro abbastanza gratificante per la mia età(18 anni).Seguì un lungo periodo spensierato e forse il migliore e ottime soddisfazioni.Ormai eravamo tutti adulti ed ognuno aveva un'assoluta indipendenza economica ed aveva la sua cerchia di amici e di interessi comuni
spesso anche tra i fratelli maggiori si stabilivano rapporti con i loro rispettivi
coetanei frequentando luoghi e i incontri di svago comuni.
La mia età era troppo distante dalla loro per cui solo raramente partecipavo a delle feste dove si ballava e si esibivano con grande abilità soprattutto
nel tango che faceva impazzire gli spettatori ai lati della sala dove successivamente avrei anch'io il viatico di "tanghero".
Era tempo ormai di cercarmi una vera occupazione perchè la tintoria non avrebbe potuto darmi la possibiità di sposarmi, e dal momento che avevo conosciuto una bella ragazza ed ero fidanzato compresi presto l'esigenza di
procurarmi in fretta una vera occupazione.
Non era facile, l'unica possibilità di ottenere uno straccio di occupazione stabile
era per via politica, qui cominciò il calvario delle domande,dei concorsi, delle promesse mai mantenute e delle illusioni; chi riusciva nell'intento era già appartenente alla classe dominante, se poi aveva anche l'opportunità di essere
utile al Partito allora gli era riservato un posto ben renumerato.
Non volevo più attendere ed allora con quel poco che guadagnavo con la tintoria
e con qualche aiuto di mio padre mi sposai.
La nascita di mio figlio rappresentò non tanto la gioia che comunemente trasmette l'evento, ma soprattutto l'enorme responsabilità che improvvisamente
mi caricavo e che solo io potevo e dovevo assumere, esagerando e rendendo pesante il clima anche a mia moglie che però aveva bisogno di tutto in quanto i suoi erano modesti bidelli ed erano appena poco tempo prima sopportato delle
rilevanti spese per il matrimonio del maggiore dei fratelli.
L'apice della negatività lo raggiunsi quando io e mia moglie con mio figlio in tenera età per due notti di fila dovemmo dormire sul pavimento con una coperta
nella tintoria maleodorante a causa dei dissapori delle nostre famiglie sulla coabitazione divenuta insostenibile.
La via crucis durò un mese a pendolare tra i miei e i suoi,riuscimmo ad affittare
un piccolo appartamento a Monteverde Nuovo.
Nel frattempo cercavo di sopravvivere con un rappresentanza della casa editrice
Rizzoli, e successivamente riparando apparecchi televisivi con un concessionario
della Telefunken.
Ormai ero un artigiano a tutti gli effetti e le riparazioni radio -tv rappresentavano
la mia fonte di reddito e soddisfacente sotto tutti gli aspetti; ma come tutti l'aspirazione rimaneva il posto fisso.
Venne inaspettato e in deplorevole ritardo ma incredibilmente vero a cinquan'anni suonati.
mentre mio figlio si diplomava al Conservaatorio di S. Cecilia (Luglio '82)
Io timbravo il cartellino di una grande azienda elettrica (Luglio 82).
Nella legge di compensazione forse la nemesi era in forte debito nei miei riguardi

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